etologia

Leggende e realtà nei delfinari italiani

Sempre più frequentemente vengono pubblicizzati corsi di etologia sui mammiferi marini, spesso accoppiati con “addestramento” e “visita di gruppo al parco”. Il successo è probabilmente dovuto a 2 principali fattori: la speranza di un futuro lavoro a contatto con i cetacei (desiderio che in Italia è difficile da realizzare) e la presenza di laureati in biologia o scienze naturali che tengono i suddetti corsi. La domanda che ci dobbiamo porre in questi casi è: quanto questi progetti possono avere un risvolto nel campo della ricerca, della conservazione e della tutela delle specie? Per capirlo, è necessario analizzare le credenze che vengono utilizzate per promuovere questo tipo di eventi (e magari sfatare qualche mito):

  1. “I delfini che sono nati e cresciuti in cattività possono essere usati come modello di riferimento per comprendere il comportamento degli esemplari presenti in natura e si garantisce loro il massimo dello standard di benessere (sia mentale che fisico)”. FALSO

I delfini nati in cattività mostrano dei comportamenti motori che non possono essere equiparati a quelli degli animali che vivono in libertà. Lo studio “Social and individual behaviour of a group of bottlenose dolphins (Tursiops truncatus) in open and closed facilities” – C. U. Ruiz, A. Sanchez, F. G. Maldonado (2009) ha voluto indagare sugli effetti comportamentali di un gruppo di delfini, cambiando le strutture da chiuse ad aperte; in parole povere, i delfini sono stati trasferiti da una situazione di piscina ad una di laguna, delimitata dal mare aperto tramite una barriera. Da questo studio è emerso che i delfini delle strutture aperte (come in libertà) sono molto più attivi e nuotano per un lungo arco temporale in modo lineare e superficiale, rispetto a quelli tenuti nelle comuni vasche, che riportano comportamenti stereotipati, quali il nuoto in circolo e il galleggiamento. Non ci sono significative differenze nel nuoto in profondità, ma negli ambienti chiusi si registra un’elevata percentuale di interazioni sociali, che possiamo definire come “forzate”. Tali differenze mettono in luce un’evidente diversa percezione della quantità e della qualità dello spazio, che si ripercuote anche sull’attività surrenalica, normalmente utilizzata per quantificare lo stress nei cetacei.

Infatti, seppur con una maggior complessità dei sistemi di regolazione, che rende i mammiferi marini molto più sensibili di quelli terrestri, gli indicatori di stress comunemente utilizzati per i mammiferi terrestri (come GC, ACTH e quindi cortisolo) hanno dimostrato di possedere funzioni analoghe in quelli marini, come illustrato in “Stress physiology in marine mammals: how well do they fit the terrestrial model?” – S. Atkinson, D. E. Crocker, D. S. Houser, K. Mashburn (2015).

“Behavior and salivary cortisol of captive dolphins (Tursiops truncatus) kept in open and closed facilities”-C. Ugaz, R. A. Valdez, M. C. Romano, F. Galindo (2013) è un ulteriore studio, stavolta effettuato in ben 4 delfinari con strutture diverse, ma che si trova in pieno accordo coi risultati sopracitati: i delfini tenuti in strutture aperte mostrano attitudini di nuoto differenti e concentrazioni di cortisolo salivare inferiori, rispetto a quelli tenuti in strutture chiuse.

  1. “Un cane tenuto in casa non è diverso.” FALSO

Il cane (Canis lupus familiaris) è un animale che ha subito un processo di domesticazione che ha origini antichissime (15000 a.C.), pertanto si è potuto assistere, di generazione in generazione, a svariati cambiamenti. I più facili da individuare risiedono nel fenotipo, quindi in tutti quei tratti fisici visibili che lo distinguono dalle altre sottospecie di Canis lupus. Ma tali caratteristiche sono correlate anche a modificazioni in termini comportamentali e fisiologiche. Pertanto, seppur sia risaputo che anche il nostro cane di casa necessita di uscire quotidianamente per mantenere un corretto equilibrio fisico e mentale, risulta inappropriato paragonare due specie con una storia così diversa.

  1. “Le capriole fanno parte del programma che serve a mantenere gli animali attivi (mentalmente e fisicamente) e i programmi di addestramento sono svincolati dal cibo dagli anni 60”. VERO E FALSO

Sicuramente un animale in cattività necessita di stimoli per muoversi e giocare. Purtroppo però i programmi di addestramento hanno un fine completamente differente e che risulta essere in netto contrasto col benessere della specie.

Un’ottima review del 2015 (“A review of dolphin shows at Italian dolphinaria: are they reflecting dolphin’s “natural” behaviour? Is there anything educational about them?”) condotta dal biologo marino Joan Gonzalvo all’interno dei delfinari italiani, ha messo in luce che salti e piroette mirano alla spettacolarizzazione, attraverso comportamenti innaturali. Sottolinea, inoltre, che il cibo è utilizzato come ricompensa per aver svolto un esercizio in modo corretto, privando l’animale della sua indole predatoria. Ma quello che è ancora più grave è che molti degli esercizi svolti dai delfini, descritti agli spettatori come “gioco” e “divertimento” (es. agitare le pinne o dare colpi di coda sull’acqua) sono in realtà comportamenti che in mare esprimerebbero aggressività verso elementi di disturbo o di qualsiasi altra cosa percepita come una minaccia. Un’ulteriore risposta possiamo trovarla in “Modulation of whistle production related to training sessions in bottlenose dolphins (Tursiops truncatus) under human care” – J.L. Marulanda, O. Adam, F. Delfour (2016), dove sono riportate le variazioni delle emissioni vocali dei delfini in cattività. Si registra un’elevata percentuale di fischi, cosiddetti non-senso, soprattutto durante e al termine delle sessioni di addestramento. Al contrario, il tasso di emissione di fischi-firma, solitamente utilizzati in situazioni di stress o come richiamo alla coesione, aumenta significativamente dopo l’addestramento.

In conclusione, possiamo affermare che per giudicare se un’esperienza sia formativa non è sufficiente che chi tiene il suddetto corso abbia il titolo di studio adeguato. E’ invece molto importante sensibilizzare la popolazione, affinchè tutti abbiano gli strumenti per poter indentificare facilmente gli eventi che vanno a scapito sia degli appassionati, sia di animali in cattività, sfruttati per la loro intelligenza ed il loro fascino.

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