ecologia

Stelle marine: quando il fascino diventa un pericolo

Da sempre la fauna marina, con morfologie particolari e colori accesi, suscita un grande interesse nell’essere umano, richiamando i turisti a svolgere numerose attività a contatto con l’ecosistema marino, quali il diving e lo snorkeling. Benché queste attività di per sé rientrino tra le forme del cosiddetto ecoturismo, spesso rappresentano un pericolo per la moltitudine di specie che abitano il fondale (F. Badalamenti et al., 2000). Infatti, proprio per incentivare l’interesse dei turisti, le immersioni proposte vengono spesso svolte all’interno di aree marine protette, dove la biodiversità è molto elevata (rispetto alle aree non protette) e dove, di conseguenza, lo è anche la probabilità di recare un danno alle specie bentoniche (J. Davenport & J. L. Davenport, 2006).

In particolare, il comportamento dei divers (e più in generale dei bagnanti) riveste un ruolo significativo nel determinare il deterioramento delle comunità bentoniche, a causa delle scarse conoscenze che vengono fornite ai turisti, i quali agiscono in maniera del tutto inconsapevole (F. Badalamenti et al., 2000). Un esempio tipico è il caso delle stelle marine, prelevate dal fondale, manipolate e spesso portate in superficie, per essere fotografate. Un gesto apparentemente innocente e spontaneo, sicuramente indotto dalla tipica forma a cinque braccia. Quello che la maggior parte delle persone non sa, complice anche l’incapacità di percepire lo stress provocato all’animale, è che quest’ultimo probabilmente non riuscirà a sopravvivere.

Le stelle marine appartengono infatti al phylum degli echinodermi. Sono organismi invertebrati dotati di un sistema acquifero, costituito da un anello periesofageo e cinque canali radiali che si dipartono dall’anello, seguendo l’andamento delle braccia. Ciascun canale possiede numerosi piccoli pedicelli ambulacrali, che prendono contatto con il substrato e consentono la deambulazione dell’animale. Ogni pedicello si allarga a formare una piccola ampolla, mentre all’estremità termina con una ventosa. L’acqua entra a livello del madreporite, una piastra forata posta sulla faccia aborale dell’animale (quella dorsale, opposta al substrato); una volta entrata, l’acqua passa attraverso il canale petroso, tratto che congiunge il madreporite ai canali radiali, e raggiunge dunque i pedicelli ambulacrali. Dato che l’acqua viene forzata dentro e fuori dai pedicelli, ciascuno di questi aderisce al substrato quando è gonfio d’acqua, mentre se ne distacca quando si contrae. È proprio l’acqua che permette a questo complesso sistema di operare correttamente, consentendo non soltanto la locomozione dell’animale, ma anche altre importantissime funzioni, quali escrezione ed osmoregolazione. Di conseguenza, un’esposizione all’ambiente subaereo, anche di pochi secondi, può risultare fatale per questi animali.

Il sistema acquifero


È quindi fondamentale che i turisti, soprattutto coloro che si recano all’interno di aree marine protette, ricevano le informazioni necessarie per potersi approcciare correttamente all’ecosistema marino. Una maggior consapevolezza potrebbe indurre la crescita di una più profonda sensibilità, riguardo al rispetto delle diverse specie, senza necessariamente cercare un contatto diretto con la natura stessa.

Potrebbe essere utile infine verificare quali dei differenti metodi propagandistici (pannelli informativi, tv, social network), riescano ad ottenere oggi un maggior riscontro in termini divulgativi, per far fronte a questo genere di problematiche.

Bibliografia:

> Badalamenti F. et al. (2000). Cultural and Socio-Economic Impacts of Mediterranean Marine Protected Areas. Environmental Conservation, 27(2):110-125

> Davenport J. & Davenport J.L. (2006). The impact of tourism and personal leisure transport on coastal environments: A review. Estuarine, Coastal and Shelf Science, 67: 280-292

Washington State, USA — Red Starfish and Green Seaweed — Image by © Terry W. Eggers/CORBIS

2 pensieri su “Stelle marine: quando il fascino diventa un pericolo”

  1. Grazie, articolo interessante e soprattutto istruttivo. Cercherò di diffondere quanto appreso per tutelare le stelle marine e la biodiversità in generale 🙂

    "Mi piace"

Lascia un commento