La competizione per il partner è un fenomeno riscontrato in tantissime specie animali, seppur filogeneticamente molto lontane, e ad oggi è ancora un argomento di rilevante interesse in campo etologico. Talvolta però questa competizione non si manifesta attraverso comportamenti territoriali e risulta più difficile da individuare.
Uno di questi casi è quello della balena grigia, Eschrichtius robustus, un cetaceo appartenente al sottordine dei misticeti. Vive in un’area ristretta dell’Oceano Pacifico Settentrionale e possiede un ciclo migratorio annuale: durante l’estate gli animali si nutrono alle alte latitudini, per poi spostarsi in inverno a latitudini inferiori, dove avvengono l’accoppiamento o il parto. Questo modello di migrazione è infatti sovrapposto al ciclo estrale della specie (Perryman et al., 1999), relativo allo stadio riproduttivo delle balene sessualmente adulte. Il ciclo di riproduzione è biennale: il primo anno le femmine ricettive si accoppiano, per poi partorire l’anno successivo.
L’estro definisce il periodo di massima ricettività femminile all’accoppiamento e si verifica contemporaneamente all’ovulazione.

Il sistema di accoppiamento della balena grigia si basa su due strategie riproduttive: poliginia e promiscuità.
La poliginia è causata dalla disparità tra i due sessi: i maschi possono produrre un vasto numero di gameti, mentre gli ovuli sono energeticamente costosi nella loro produzione (costi che si sommano a quelli di gravidanza, allattamento e cure post-natali). Inoltre, ogni anno, sebbene sia i maschi che le femmine raggiungano la maturità sessuale intorno all’età media di 8 anni, il ciclo di riproduzione biennale indispone all’accoppiamento circa la metà delle femmine mature (Swartz, 1986).
Di conseguenza, la pressione della selezione sessuale è completamente differente tra i due sessi e la strategia maschile è quella di accoppiarsi con il maggior numero di partner possibili, durante la stagione riproduttiva.
Dall’altra parte, le femmine possiedono un basso rischio di esclusione dalla riproduzione, ma possono produrre un solo discendente ogni 2 anni. Per questo motivo, le femmine sono promiscue e tendono ad accoppiarsi con diversi individui, durante la migrazione.
Probabilmente a causa di questi due fenomeni, per anni l’accoppiamento delle balene grigie è stato descritto attraverso un falso mito, secondo cui vi fosse un primo maschio coinvolto nell’accoppiamento effettivo e che un secondo, “ausiliario”, prendesse una posizione eretta sul lato opposto della femmina, agendo da sostegno. Questo aspetto però metteva in dubbio il successo riproduttivo del maschio “aiutante”, che non avrebbe avuto modo di aumentare la propria fitness. Può un individuo rinunciare ad avere una discendenza genetica per puro altruismo?

Secondo R. Dawkins, l’esistenza di tutte le specie si basa sulla legge del gene, una spietata lotta tra geni che provoca generalmente egoismo nel comportamento dell’individuo, descritto come macchina di sopravvivenza del gene (Il gene egoista, 1976). Questo scenario, sebbene forse difficile da concepire, ci induce a pensare che il mating trio sopra descritto sia in realtà un errore di interpretazione. Coerentemente con questa idea, secondo gli studi più recenti, ciascuno dei maschi coinvolti si accoppierebbe con la femmina e la contesa per la fecondazione degli ovuli avverrebbe attraverso la cosiddetta competizione spermatica (Swartz, 1986; Lang et al., 2010a).
Effettivamente, le interazioni maschio-maschio non aggressive sostengono l’ipotesi che la competizione non avvenga tramite manifestazioni fisiche, ma attraverso altre dinamiche (Ralls and Brownell, 1988).
Anche lo stesso apparato riproduttore maschile riflette questa strategia riproduttiva: il pene, essendo lungo e fibroelastico, permette di eiaculare il più vicino possibile agli ovuli (Swartz, 1986).
Infine, il rapporto del peso testicoli/corpo nelle balene grigie possiede un valore elevato ed è coerente con l’ipotesi secondo cui questa elevata produzione di sperma servirebbe per diluire quello dei maschi rivali (Ralls and Brownell, 1988).

(Ralls and Brownell, 1988)
In un simile scenario di forte competizione maschile, è necessario prendere in considerazione l’esistenza della scelta femminile. Qual è infatti il significato di accoppiarsi ripetutamente con diversi partner?
L’ipotesi più plausibile è che le femmine vogliano selezionare il compagno migliore, in termini di superiorità genetica o di forma fisica.

Le osservazioni effettuate in mare aperto suggeriscono in effetti che le femmine controllino gli incontri di accoppiamento, non solo accettando o rifiutando il corteggiamento, ma anche controllando la durata stessa dell’accoppiamento. Questo potrebbe indicare l’esistenza di una scelta per i maschi che corteggiano la femmina per diverse ore, suggerendo che questi possono permettersi di impiegare le proprie riserve energetiche in quell’attività. Tale scenario offrirebbe un parallelismo con molte altre specie animali, in cui la femmina seleziona il compagno più sano, attraverso specifici criteri (colori accesi, segnali sonori, danze articolate). I maschi di balena grigia però non possiedono degli ornamenti che consentano alla femmina di discriminare tra diversi partner sessuali, né sono stati individuati particolari pattern di corteggiamento che coinvolgano richiami sonori o visivi. Ecco perché la durata del corteggiamento stesso costituirebbe un valido criterio di selezione per le femmine di balena grigia.
Infine, sarebbe interessante valutare la possibilità che gli individui di sesso femminile favoriscano l’eiaculato di alcuni maschi rispetto ad altri, esercitando un controllo a livello dell’apparato riproduttore.
A tale proposito, recenti studi hanno permesso di individuare una forma di controllo a livello della cervice uterina, nelle femmine di alcuni cetacei odontoceti (Orbach et al., 2017). Ovviamente sono necessari ulteriori studi per poter determinare se tali meccanismi possano essere effettivamente svolti anche dai misticeti.
Bibliografia:
• Berta et al. (2005). Marine Mammals 2nd Edition. Academic Press.
• Dawkins R. (1976). Il gene egoista.
• Lang A. R. et al. (2010a). Delineating patterns of male reproductive success in the western gray whale (Eschrichtius robustus) population. Unpublished paper to the International Whaling Commission Scientific Committee, Agadir, Morocco.
• Lockyer C. (1984). Review of Baleen Whale (Mysticeti) reproduction and implication of management. Report – International Whaling Commission, 6:27-50.
• Orbach D. N. et al. (2017). Genital interactions during simulated copulation among marine mammals. Proceedings of the Royal Society B, 284, 20171265.
• Perryman W. et al. (1999). Diel variation in migration rates of Eastern Pacific gray whales measured with thermal imaging sensors. Marine Mammal Science 15(2):426-445.
• Ralls K. and Brownell Jr R. L. (1988). Sperm competition in gray whale. Nature, 336:116-117.
• Swartz S. L. (1986). Gray whale migratory, social and breeding behaviour. Reports- International Whaling Commission, 8:207-229.

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