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Sacculina carcini: un parassita favorito dall’inquinamento?

L’interesse per lo studio dei parassiti è sempre esistito sin dall’antichità (essendo causa di differenti disturbi nell’uomo, nelle piante coltivate e negli animali da allevamento) ed ha potuto svilupparsi come vera e propria disciplina, la parassitologia, a partire dal XVII secolo.
Soltanto però negli ultimi anni si sta ponendo attenzione alle ripercussioni dei parassiti sulle specie non domestiche, nell’ottica maggiore di preservare l’equilibrio di un dato ecosistema.

Sacculina carcini è un cirripede appartenente all’ordine Rhizocephala. Prima di raggiungere la fase adulta, questa specie va incontro a tre stadi larvali: nauplius, cypris e kentrogon. Ciascuna larva, per poter sopravvivere, attua una forma di endoparassitosi (Thresher et al., 2000), infettando differenti specie di granchio (l’ospite primario). La larva cypris inizialmente prende contatto con l’esoscheletro dell’ospite, sviluppando una forma dendritica che le consente di aumentare la propria superficie di assorbimento. In questo modo sottrae i nutrienti direttamente dall’ospite, fino alla metamorfosi nello stadio di kentrogon.


Ciclo riproduttivo di Sacculina carcini.

A questo punto, la larva acquisisce la capacità di penetrare, attraverso l’esoscheletro, in quella che prende il nome di cavità emocelica (Thresher et al., 2000). Durante questa fase interna, il parassita produce l’externa, una sacca riproduttiva femminile, che emerge a livello della cavità addominale dell’ospite. Questa, attraverso segnali chimici, attrae le larve cypris maschili, che si impiantano e permangono per tutta la durata della vita dell’externa stessa. In questo modo il parassita si assicura la fertilizzazione di ogni covata della sacca riproduttiva.
Una volta completato il loro sviluppo, le larve nauplius vengono rilasciate, per metamorfizzare successivamente entro 5-6 giorni (Thresher et al., 2000).

Quello che caratterizza Sacculina carcini, è di avere un forte e prolungato impatto sull’ospite. Infatti il controllo a livello ormonale, che il parassita esercita sul granchio, ne influenza i meccanismi fisiologici, arrestando il ciclo delle mute dell’animale. Pertanto risulta inibita non soltanto la crescita del granchio, ma anche la sua capacità di rigenerare eventuali arti mancanti, che normalmente sarebbero sostituiti attraverso le mute.
Inoltre, questo controllo ormonale altera il comportamento del granchio, che dirige la pulizia e la protezione unicamente verso l’externa, divenuta un surrogato della massa ovigera del granchio ospite. Al tempo stesso, la via ormonale alterata dal parassita femminilizza gli esemplari parassitati di sesso maschile.
Tipicamente dunque, un individuo parassitato presenta un comportamento indirizzato soltanto al foraggiamento e alla cura dell’externa, movimenti più lenti e una minor reattività nei confronti dei predatori.

Externa emergente dalla cavità addominale.

Queste caratteristiche rendono S. carcini in grado di alterare la struttura di popolazione delle specie parassitate, in particolare agendo sul numero di individui maschi, sul tasso di fertilità e sul tasso di fecondità.
Dato il complesso equilibrio dinamico instaurato tra i diversi organismi presenti nell’ecosistema marino, diventa estremamente importante comprendere le dinamiche del parassitismo e studiare i casi in cui l’aumento di questo sembra derivare (in modo più o meno indiretto) dall’inquinamento di origine antropica.

A tale proposito, uno studio del 2009, condotto da Penha-Lopes e collaboratori, ha evidenziato una correlazione tra la presenza di inquinanti e l’aumento della frequenza degli individui parassitati da S. carcini. Pertanto, è stato ipotizzato che le popolazioni di granchio che vivono in ambienti inquinati possano dover mettere in atto una serie di risposte endocrine, che li renderebbe più suscettibili all’infezione da parte del parassita.

Potrebbe quindi essere interessante effettuare ulteriori studi, per comprendere se effettivamente un ambiente inquinato determini una minor resistenza nei confronti di S. carcini ed indagare su quali siano eventualmente gli inquinanti con maggiori ripercussioni, in termini di una maggiore esposizione al parassita.

Bibliografia:

> Penha-Lopes G., Torres P., Narciso L., Cannicci S., Paula J. (2009). Comparison of fecundity, embryo loss and fatty acid composition of mangrove crab species in sewage contaminated and pristine mangrove habitats in Mozambique. Journal of Experimental Marine Biology and Ecology 381:25-32.

> Thresher R.E., Werner M., Høeg J.T., Svane I., Glenner H., Murphy N.E., Wittwer C. (2000). Developing the options for managing marine pests: specificity trials on the parasitic castrator, Sacculina carcini, against the European crab, Carcinus maenas, and related species. Journal of Experimental Marine Biology and Ecology 254-37:51.

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