L’orca (Orcinus orca) è un mammifero marino appartenente alla famiglia dei delfinidi (cetacei odontoceti). La specie è definita cosmopolita, poiché diffusa in tutti i mari e gli oceani del mondo, e mostra una preferenza per la vita nelle acque più fredde, artiche e antartiche.
Come i delfini, l’orca possiede a livello del capo un organo che permette, attraverso l’ecolocazione, di orientarsi nell’ambiente e di individuare eventuali ostacoli, potenziali prede o individui conspecifici.
Questa specie è molto sociale e la caccia coinvolge tutto il gruppo. Per poter illustrare le diverse strategie di caccia è quindi necessario dare un rapido sguardo al sistema sociale di questi cetacei.

Le orche vivono generalmente in gruppi familiari (matrilinee). Ciascuna matrilinea è guidata dalla femmina più anziana (la matriarca) ed è composta da individui giovani, femmine adulte e, a seconda dei casi, almeno un maschio adulto.
La trasmissione dei tratti culturali di ogni unità familiare avviene, a partire dalla matriarca, per discendenza materna di generazione in generazione; le stesse madri sembrano inoltre investire più tempo nell’insegnamento delle figlie, piuttosto che in quello dei figli. La trasmissione asimmetrica nei due sessi potrebbe essere dovuta al fatto che in questa specie le femmine vivono molto più a lungo dei maschi, pertanto trasmettere le informazioni culturali prevalentemente alle figlie porterebbe dei benefici maggiori in termini di inclusive fitness.
Alcuni tratti culturali possono essere condivisi tra le diverse popolazioni di orca, mentre altri sono specifici di una singola matrilinea. Altri ancora possono essere tipici di un gruppo familiare, ma modificarsi nel tempo.
Il dialetto, per esempio, deriva dalla matriarca ma può subire lievi mutazioni negli anni, in base alle associazioni con altre unità matrilineari. Gruppi di orche che condividono parte del repertorio vocale infatti si associano più facilmente tra loro (nonostante magari si incontrino sporadicamente), rispetto ad unità familiari (anche simpatriche) con dialetti differenti, che evitano invece il contatto reciproco.

Sulla base delle differenze a livello dei tratti morfologici e comportamentali, è stato possibile distinguere tre principali ecotipi di questa specie:
- Ecotipo residente: orche stanziali che formano unità matrilineari molto grandi e tendono ad associarsi ad altri gruppi familiari. Si nutrono sostanzialmente di pesce (soprattutto aringhe e salmoni).
- Ecotipo transiente: orche che fanno parte di questo ecotipo vivono in gruppi familiari più piccoli, in cui esiste un certo grado di dispersione dei maschi adulti, i quali possono anche optare per una vita solitaria; cacciano principalmente mammiferi marini come foche, leoni marini e addirittura balene. Rientrano occasionalmente nella loro dieta anche pinguini e altri uccelli marini.
- Ecotipo offshore: descritto alla fine degli anni ’80 e ancora scarsamente conosciuto. La dieta di queste orche sembra comprendere quasi esclusivamente pesci cartilaginei e ippoglossi.

Una differenza che è stata oggetto di studio per molti etologi ed ecologi, è quella riscontrata a livello del tasso di vocalizzazioni emesse, che risulta essere significativamente maggiore nell’ecotipo residente, rispetto al transiente.
Questa differenza è probabilmente dovuta al costo aggiuntivo dei segnali vocali per le orche transienti, che cacciano prede con capacità uditive ben sviluppate. Le orche residenti invece si nutrono di pesce, che non possiede capacità sensoriali elevate quanto i mammiferi, pertanto non rischiano di essere intercettate e possono permettersi una comunicazione attraverso frequenti vocalizzazioni. A sostegno di questa ipotesi, si assiste ad un aumento della frequenza dell’emissione dei segnali vocali, successivamente a un attacco riuscito.
In quest’ottica, le prede dei due diversi ecotipi avrebbero plasmato, nel corso dell’evoluzione, il comportamento vocale (e quindi sociale) degli ecotipi stessi.

Inoltre, un altro aspetto interessante è che popolazioni appartenenti a diversi ecotipi, nonostante siano simpatriche e geneticamente compatibili, evitano contatti reciproci.
Sono state formulate diverse ipotesi per spiegare questo comportamento, ma ulteriori studi dovranno essere condotti, per poter elaborare una possibile interpretazione.

Analizziamo adesso le diverse strategie di caccia di O. orca. Il tipo di preda varia in funzione dell’ecotipo e della specializzazione della matriarca, che solitamente coordina l’intero gruppo.
Per quanto concerne le orche residenti, i membri del gruppo coordinano i propri movimenti per spingere i pesci a riunirsi in masse sferiche, spesso in direzione della superficie. Questa strategia prende il nome di “strategia del carosello“. Successivamente, le orche affondano all’interno del banco oppure stordiscono i pesci più esterni attraverso violenti colpi di pinna.

Anche le orche offshore si servono di tecniche di stordimento per catturare le proprie prede. In questo caso la preda può essere rovesciata su se stessa ed essere indotta in uno stato di immobilità tonica. Altre orche offshore invece utilizzano la “strategia del vortice“: in un primo momento l’orca muove la coda per creare una corrente d’acqua, che spinge la preda in superficie. In seguito, l’orca la colpisce violentemente con la propria coda.
Queste tecniche probabilmente si sono sviluppate con successo, poiché permettono alle orche di eludere le capacità di fuga di prede abbastanza piccole, ma anche perché evitano un eventuale scontro frontale con la preda che, nel caso di uno squalo, potrebbe arrecare danni importanti all’animale.

La strategia di caccia delle orche transienti si basa su due elementi principali: invisibilità e sorpresa. Per questo motivo ogni tentativo di caccia richiede un comportamento coordinato, in cui tutti gli individui del gruppo devono astenersi dall’emettere segnali vocali, di modo da non essere rilevati dalle potenziali prede.
Gli attacchi generalmente sono coordinati dalle femmine adulte e da esemplari subadulti, mentre i maschi adulti sono coinvolti soltanto durante le fasi finali dell’atto predatorio. Questo fatto è probabilmente dovuto all’accentuato dimorfismo sessuale di questa specie, che comporta un vincolo in termini dimensionali, per cui i maschi risulterebbero essere più pesanti e meno agili, rispetto alle femmine.
Alcune popolazioni hanno sviluppato delle tecniche di caccia peculiari. Ad esempio, le orche argentine si radunano di fronte alle spiagge dove si riproducono i leoni marini per cacciare i cuccioli, ancora inesperti. La tecnica sfrutta la visibilità di un primo individuo, che nuota di fronte alla spiaggia con la pinna dorsale che emerge dalla superficie dell’acqua, e l’invisibilità di un secondo individuo, che proviene solitamente dalla direzione opposta al primo e sorprende le prede sulla battigia.
Alcune matrilinee sono specializzate nella predazione di altri odontoceti (come delfini o pseudorche). In questo caso, una prima strategia è quella di colpire violentemente la preda col rostro. In alternativa, alcuni gruppi di orche nuotano dietro la preda, a una velocità piuttosto ridotta e per lunghe distanze, al fine di affaticarla.
Le orche transienti possono anche cacciare prede molto grandi, come i misticeti, riuscendo a predare un animale che può arrivare ad essere tre volte più pesante di un’orca adulta. Se non riescono a condurre la preda in acque confinate, questa viene speronata lateralmente (attacco col rostro contro il fianco dell’animale) da entrambe le parti o le viene impedita la respirazione (morte della preda per asfissia) nuotandole direttamente sul dorso. Dato che le carcasse di queste prede sono molto grandi e tendono ad affondare, si pensa che l’emissione elevata dei richiami successivi alla cattura potrebbe rappresentare una food calling nei confronti di individui conspecifici, che cooperano nel tenere la carcassa e riportarla più in superficie, così da poter continuare a cibarsi dell’animale e impedire che questo affondi rapidamente.

Infine, a volte le orche attaccano in modo coordinato animali che non hanno alcuna intenzione di uccidere. Questo accade soprattutto quando sono coinvolti esemplari piccoli o subadulti, assieme a un individuo adulto. Devono essere condotti ulteriori studi per poter mettere in luce il ruolo di questo comportamento, ma è stato ipotizzato che in questa specie il fatto di “giocare con il cibo” rivesta un ruolo significativo nell’apprendimento delle strategie di caccia del gruppo e della manipolazione delle prede, divenendo dunque essenziale per la sopravvivenza stessa dell’individuo.

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Grazie per aver letto questo articolo!

Bell’articolo, molte cose non le conoscevo. 👍
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