Interviste

Che cosa ci ha insegnato la pandemia?

La pandemia di Covid-19 ha probabilmente lasciato in ciascuno di noi una traccia indelebile. La nostra vita è stata completamente stravolta da questa situazione così critica e intrusiva, modificando la nostra routine quotidiana e mettendo a dura prova la nostra capacità di adattamento. Se in questo momento alcuni stressors (come l’isolamento sociale) sembrano essere ormai un ricordo lontano, la sensazione di incertezza circa quello che potrebbe accadere un domani (in inverno, in autunno, il prossimo mese) è ancora presente. 

Ma questa situazione ci ha lasciato anche molti insegnamenti, preziosi per affrontare in futuro le possibili nuove ondate di contagio. Per mettere in luce i punti chiave della forte esperienza che abbiamo vissuto, ci viene in aiuto Cinzia Armelisasso, neurologa e pediatra presso l’ospedale Cristo Re (Roma).

Dottoressa, secondo lei che cosa abbiamo vissuto a livello emotivo e psicologico?

Da quello che ho potuto notare, tutti noi (ciascuno in diversa misura) ha percepito sensazioni di inadeguatezza e di incapacità, accompagnate da un senso di smarrimento e confusione.
Le informazioni che girano sono a volte troppe e troppo poco precise. Le fonti sono fondamentali e fondamentale è non perdere la centratura su questo. In futuro dobbiamo sforzarci di essere rigorosi ed essenziali. 

Quanto crede che sia stato forte l’impatto con questa realtà per le persone che lavorano nel settore medico-sanitario?

Dopo uno stordimento iniziale, alcuni di noi hanno provato ansia, irritabilità e irrequietezza; perchè, oltre ad essere operatori sanitari, siamo cittadini, abbiamo cari da proteggere e abbiamo a cuore noi stessi. 

Quali sono state le reazioni più comuni che hanno sperimentato le persone durante la pandemia? Potremmo riviverle durante una nuova “fase 1”?

A mio avviso dobbiamo concederci alcune reazioni:
> reazioni di tipo fisico: palpitazioni o senso di oppressione e fiato corto (che non è insufficienza respiratoria) 
> reazioni di tipo cognitivo: confusione nell’intuire sempre quali informazioni fare nostre e quindi poi condividere
> reazioni di tipo emozionale: ansia, stordimento, paura nei confronti di chi incontreremo a fare la spesa o in una farmacia, ma soprattutto in ospedale o nella casa di un paziente (già provato personalmente)
> reazioni di tipo comportamentale: difficoltà di comunicazione, iperattività, facilità allo scontro verbale o fisico (non valido se preesistenti al Covid-19)
Potremmo anche avere difficoltà nell’addormentarci (in tal caso ricordate che è sempre meglio metterci mano subito che farlo diventare cronico).

Perchè alcune persone sembrano aver reagito in maniera più positiva alla pandemia? Si tratta di capacità intrinseche di alcuni soggetti o tutti possiamo imparare a metterle in atto?

La risposta all’evento traumatico è sempre soggettiva e dipende da vari fattori: personalmente trovo molto efficace darsi da fare e creare cose utili per tutti (linee guida interne – consigli ognuno per la propria specialità). 
Studiare e diventare più consapevoli di quello che possiamo aspettarci e di quello che saremo chiamati a fare inoltre rafforza il nostro sistema immunitario, perché fortifica il nostro umore e la famosissima capacità di resilienza, rendendo più efficace la nostra capacità di risposta (quelli bravi la chiamano intelligenza emotiva). 
Rimaniamo educati, ma concediamoci “rispostacce” (se le persone stanno facendo richieste irragionevoli o irrealistiche, si deve essere pronti a dire di no e dirlo in modo che si capisca).

Personalmente, quali sono i suoi consigli per fronteggiare un evento avverso, come quello che abbiamo vissuto?

Ritengo oggi più che mai utile:
> ridere o sorridere (produce ormoni che aiutano a rilassarsi)
> dormire a sufficienza
> non saltare i pasti
> non abusare di nulla
Penso anche che non dobbiamo preoccuparci di apparire deboli, preoccupati o stanchi. 
Credo che ognuno possa fare la sua parte senza sentirsi inutile o frustrato. Condividere le proprie esperienze con persone che hanno vissuto qualcosa di simile può aiutarci a sentirci meno soli (personalmente non ho mai parlato con tanti medici così come durante la pandemia).
Che insieme siamo una forza io lo penso davvero. 

Grazie per aver letto questo articolo!

Un ringraziamento speciale va a Cinzia Armelisasso, per aver messo a disposizione la sua conoscenza e i suoi consigli.

2 pensieri su “Che cosa ci ha insegnato la pandemia?”

  1. Vorrei vedere dei numeri. Con figli, moglie e nipoti c’è la siamo cavati bene, niente ansie, insonne o altro. Unico stress la figlia con 4 figli per casa 24/24 ore. Ma ora sono tutti in vacanza in perfetta armonia! La pandemia non credo mi abbia insegnato nulla, ho passato molto tempo sui social e ho stretto un sacco di nuove amicizie che spero dureranno a lungo, (compresa una splendida cubista), se non altro fino alla prossima pandemia!

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    1. Ciao, Marco! Grazie per l’intervento. La sezione “Interviste” permette di affrontare alcune tematiche senza necessariamente un supporto bibliografico (che comunque prediligo sempre). Per vedere però dei numeri affidabili circa gli effetti della pandemia in tal senso, credo che dovremo aspettare ancora qualche mese.
      Sicuramente reagiamo in modo diverso di fronte a situazioni molto simili. Come certamente saprai, contano molto il proprio background genetico e le esperienze personali precedenti. Nel caso specifico bisogna considerare tanti altri fattori, come la condizione economica e il contesto familiare. Data questa grandissima variabilità, abbiamo ritenuto che fosse più importante concentrarci su quelle persone che potrebbero aver incontrato maggiori problemi: a volte leggere che le proprie reazioni sono condivise può essere il primo step per trovare una soluzione.

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