Interviste

Divulgare le scienze naturali ai più piccoli: la storia dell’ape Melissa

Educare bambini e ragazzi alla scienza è importantissimo per stimolare la loro curiosità, il loro desiderio di osservare il mondo che li circonda e lo sviluppo di uno spirito critico. Non sempre le scienze riescono a riscuotere l’interesse dei più piccoli in ambito scolastico, presentando agli alunni delle “risposte esatte e indiscutibili”, definite da Francesco Cavalli-Sforza “il peggior torto che si può fare alla scienza”. Inoltre, la nostra idea di didattica è ancora fortemente vincolata alla lezione frontale, spesso del tutto passiva, dove soltanto alcuni stimoli catturano l’attenzione degli alunni. Infine sono ancora poche le proposte di laboratori pratici, nei quali sia possibile interagire con l’ambiente circostante.
Com’è possibile quindi risvegliare l’interesse e la curiosità per la scienza nei più giovani?
Uno degli approcci che ultimamente si stanno affermando con maggior successo è l’uso di libri divulgativi, da affiancare ai tradizionali testi scolastici. Per cercare di capire quali siano le prospettive di coloro che si occupano di educare alla scienza, intervistiamo Anna Marta Lazzeri e Marco Vannini, autori di libri per bambini che hanno come sfondo quello delle scienze naturali.
Anna Marta Lazzeri ha una formazione in zoologia ed etologia ed ha conseguito il dottorato in entomologia agraria presso l’Università di Sassari. Marco Vannini è stato professore di zoologia presso l’Università di Firenze e direttore del Museo di Storia Naturale La Specola (FI); è autore di testi divulgativi, sia per grandi che per piccoli. 

In foto: Anna Marta Lazzeri e Marco Vannini.


Da dove nasce il vostro desiderio di scrivere libri per bambini?

In uno scenario sociale sempre più confuso, in cui molte persone sono diffidenti nei confronti della scienza, trovo che sia necessario formare le nuove generazioni, accompagnandole in un percorso divertente e allo stesso tempo corretto, alla scoperta del mondo naturale, che ci circonda, ma che ci è anche molto distante per alcuni versi.

Anna Marta Lazzeri (AM)

Il mio percorso è rappresentato dall’aver studiato gli animali per tutta la vita e dall’essere poi diventato nonno. Non ho mai apprezzato le rappresentazioni del mondo animale legate alla sola necessità di stupire con le liste degli animali più lunghi o più velenosi, o più feroci, mostrando animali che sono di volta in volta assassini o innocenti vittime. Vorrei solo spiegare ai bambini, come ho fatto con i nipoti, che gli animali possono fare cose straordinariamente diverse da noi e che tutti possono essere affascinanti se ci si avvicina loro cercando di capirli e osservarli con cura, senza la necessità di attribuire loro caratteri umani.

Marco Vannini (M)


Qual è la vostra idea di divulgazione? 

Rapportarsi ai bambini come giovani individui capaci di capire, senza bisogno di usare perifrasi. Utilizzare parole corrette, ma semplici, con l’apporto di immagini realistiche, semplificando da un lato e riuscendo ad essere più diretti dall’altro. Vorrei indurre il lettore a porsi delle domande, più che a leggere frasi certe e sicure, per permettere lo sviluppo di curiosità e spirito critico. L’etologia pura è ormai una disciplina del passato purtroppo; pochi investono nella ricerca per il gusto di scoprire e, almeno attraverso la divulgazione, cerchiamo di tamponare questa falla.

AM

Il mondo sta sviluppando una progressiva diffidenza verso il metodo scientifico (l’uso di definizioni precise, il valore dei numeri, le relazioni causa-effetto appaiono sempre più opinabili e soggetti a giudizi individuali). Forse tutta la cultura, indipendentemente dalla scuola ma a partir da essa, dovrebbe riconsiderare il ruolo portante della scienza. Il concetto di scienza arbitraria è pericoloso ed è il grimaldello attraverso cui possono irrompere l’irrazionalismo ed il relativismo assoluto; nella scienza non è vero quello che piace o quella che la maggior parte della gente ritiene, non è così che funziona quella scienza che ha prodotto lettori laser, i microchip e quella rete che gli stessi detrattori della scienza amano tanto cavalcare.

M


Chi sono i protagonisti dei vostri libri?

Nei nostri racconti gli animali parlano tra di sé o col lettore. Si tratta di un elemento ovviamente non scientifico, ma in grado di permettere un’interazione divertente tra animale e lettore. Abbiamo evitato le dicotomie, spesso usate nei cartoni animati, quali buono/cattivo o pacifico/assassino; anzi, sia nel testo che nei disegni, abbiamo sempre tenuto ad un risultato che fosse scientificamente impeccabile e senza cedere all’antropomorfismo. Le api non sono né belle né carine né pericolose, sono solo api; un bambino che capisca però il meccanismo della danza della api (ci auguriamo di averlo spiegato abbastanza bene) non può non restare a bocca aperta e se ahimè non funzionasse sarà solo colpa nostra, non certo dell’ape o del bambino!

M


Il vostro libro si intitola “Storia di Melissa”. Chi è Melissa?

Melissa è una giovane ape operaia che racconta la sua vita, dall’uovo all’adulto che sfarfalla, in un contesto scientificamente corretto, perché effettivamente ad ogni età delle api corrisponde un compito specifico che esse svolgono. Melissa racconta sia quello che fa lei, sia quello che le accade e che fanno le altre api. Le api infatti possono essere considerate come un superorganismo, in cui ogni singola ape corrisponde ad una cellula che fa parte di un individuo.

AM


Clicca qui per acquistare il libro “Storia di Melissa”.

Copertina del libro “Storia di Melissa”

Ho sentito che avete in mente di scrivere altri libri e che il prossimo sarà sui ragni. Perché proprio i ragni?

Certamente perché sono bellissimi, come colori e come comportamento. Non c’è bisogno di andare a cercare gli “alieni”, perché questi sono nei buchi delle nostre case e nel nostro giardino. La conoscenza rende liberi anche dalle fobie. Una volta che riesci a conoscere e distinguere i ragni, inizi ad amarli e acquisti una visione differente su questi esseri tanto diversi da noi. Sono animali così piccoli che è necessario avere un certo “occhio” per vederli e apprezzarli.

AM

In qualità di professore di zoologia ho parlato di ragni per circa quarant’anni, a generazioni di naturalisti. Da ragazzo io stesso ero decisamente aracnofobico. Insegnandoli ho imparato a conoscerli e conoscendoli ho imparato ad amarli, tanto che il numero di lezioni che tenevo sui ragni finiva per essere quasi superiore a quello che dedicavo agli insetti! Ho persino avuto la grande soddisfazione di osservare questo voltafaccia, da aracnofobico ad aracnofilo, in alcuni miei studenti. L’aracnofobia è comunque molto diffusa ma abbiamo pensato che, non essendo mai disgiunta da una specie di morbosa curiosità, questa potesse essere sfruttata per indurre un bambino a guardare da vicino l’oggetto delle sue paure ed alla fine, come è successo a me, liberarsi di esse per sostituirle con stupore e meraviglia. 

M
Immagine inedita tratta dal prossimo libro di Marco Vannini e Anna Marta Lazzeri (© Michela Serraglini)

Il libro “I ragni non mi fanno paura” è finalmente uscito ed acquistabile cliccando qui!


Potrebbero essere libri interessanti anche per i genitori?

Certamente, anche perché sfruttando diversi livelli di lettura, raccontiamo aspetti etologici forse meno conosciuti, ma anche più importanti.

AM


Che cosa vorreste lasciare a chi legge i vostri libri?

Vorrei lasciare una scintilla di rinnovata curiosità, anche negli adulti, per permettere loro di tornare bambini, ma arricchiti da nuove conoscenze. Magari comprando altri libri di questa serie!

AM
In foto: Anna Marta Lazzeri.

Grazie per aver letto questo articolo!

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