Articolo in collaborazione con Silvia Miniati
I suricati: (Suricata suricatta) sono manguste sociali diurne dell’Africa Meridionale, appartenenti alla famiglia degli Erpestidi. Vivono in gruppi numerosi che possono arrivare a contenere fino a 50 individui. Il branco è formato da una coppia dominante di riproduttori ed un numero variabile di individui subordinati di entrambi i sessi. I subordinati si riproducono molto meno, rispetto ai dominanti, per questo si parla di disallineamento riproduttivo (o reproductive skew): la femmina dominante è responsabile di oltre il 75% delle cucciolate nel suo gruppo (Clutton-Brock et al., 2015). Infatti c’è una forte competizione intra-sessuale per l’accesso alla posizione di dominanza, soprattutto tra le femmine: il rango dipende dall’età e dalle dimensioni (peso corporeo) dell’individuo.
Le femmine sono considerate filopatriche in quanto si disperdono poco e restano nei pressi della zona natale, sia data la scarsità di risorse presenti nel territorio, sia perché in questo modo ciascuna aumenta la probabilità di diventare, un giorno, la dominante.
I maschi invece tendono a disperdersi e, quando si allontanano dalla zona natale, possono formare coalizioni itineranti e tentare di conquistare il dominio in altri gruppi, rimpiazzando i maschi residenti. In altri casi possono formare nuovi gruppi con femmine non imparentate, allontanate anch’esse dal luogo di nascita.
Nonostante questa spinta competizione per la riproduzione, i suricati sono una specie caratterizzata da una struttura sociale che porta numerosi vantaggi alla vita di gruppo.
Sapevi che anche le orche sono animali sociali? Clicca qui per approfondire.

Allevamento cooperativo:
Dopo il parto, i cuccioli restano nella tana natale per circa tre settimane allattati dalla madre e assistiti da individui subordinati detti “babysitter“ che hanno il compito di proteggere i cuccioli dai predatori. I suricati assistenti non sono soltanto individui strettamente imparentati coi cuccioli (anzi, possono essere anche nuovi arrivati da gruppi esterni) e continuano a proteggerli e a nutrirli anche una volta che questi sono emersi dalla tana. Ciò che invece sembra influenzare la frequenza con cui gli individui si occupano dei cuccioli sono:
- La dimensione del gruppo: in gruppi più grandi sono disponibili più aiutanti ed è dunque più facile che questi si diano il cambio tra di loro; nei gruppi più piccoli, al contrario, la frequenza con cui ogni assistente deve contribuire è maggiore.
- Il peso corporeo: gli individui più pesanti contribuiscono più frequentemente rispetto a quelli più leggeri. Bisogna considerare infatti che ogni turno dura circa un giorno intero e durante questo periodo gli assistenti non hanno modo di nutrirsi, perdendo fino al 2% del peso corporeo (Clutton-Brock et al., 2015).

Come mai gli individui subordinati restano all’interno del gruppo, aiutando perfino nell’assistenza di cuccioli non imparentati con loro?
Sicuramente bisogna considerare che la dispersione degli individui ridurrebbe le dimensioni del gruppo e dunque le prospettive di sopravvivenza anche dei restanti, tra cui i parenti non dispersi. La grande dimensione del gruppo ha infatti molteplici vantaggi nelle società cooperative:
- l’aumento del numero di individui, e quindi di aiutanti, diluisce i carichi di lavoro individuali, riducendo così i costi pro capite del nutrimento dei cuccioli e della loro sorveglianza;
- il tasso di sopravvivenza, sia di cuccioli che di individui adulti, tende a crescere con l’aumento del numero di individui, mentre i tassi di predazione individuale in gruppi piccoli o per singoli individui sono nettamente più elevati.
I suricati, infatti, utilizzano richiami vocali diversi, per avvertire gli altri membri del gruppo della presenza di predatori o altri animali. A turno, ad ogni individuo del gruppo spetta il compito di sentinella: mentre il branco è impegnato nelle attività quotidiane, un adulto si arrampica in alto (su un sasso o su termitaio, per esempio) per controllare il territorio. Il turno dura circa un’ora, dopo il quale un richiamo specifico recluta una nuova sentinella. È interessante notare come l’analisi della struttura delle vocalizzazioni abbia messo in luce che le chiamate di allarme trasmettono informazioni sia sul tipo di predatore (terrestre o aereo), sia sul livello di urgenza:
- chiamate “a bassa urgenza” hanno frequenza minore e tendono ad essere più armoniche;
- chiamate “ad alta urgenza” sono ad alta frequenza e meno specifiche.

Le diverse grida di allarme suscitano nei compagni risposte coerenti corrispondenti ai diversi tipi di predatori e anche al livello di urgenza: se il predatore è aereo, gli individui corrono al più vicino ingresso della tana; se il predatore è terrestre si riuniscono con il resto del gruppo nello stesso luogo, per poi lasciare la zona tutti insieme (diminuendo così la probabilità di ogni individuo di essere predato). Se invece si tratta di una chiamata di reclutamento, emessa, ad esempio, in risposta alla presenza di serpenti, i vari individui si aggregano per mettere in atto una risposta di difesa cooperativa attiva, praticando il mobbing: si dispongono gli uni accanto agli altri e avanzano con la schiena inarcata e il pelo alzato, apparendo così più grandi e minacciosi.
Il ruolo delle sentinelle è quindi fondamentale per aumentare l’efficienza nel foraggiamento di tutti gli individui; se ad ogni animale in avvicinamento i suricati dovessero fuggire nelle tane, l’efficienza nel foraggiamento sarebbe notevolmente minore, perché, nutrendosi di prede mobili, queste ultime avrebbero il tempo necessario per fuggire. Inoltre, i membri più anziani del gruppo sono modelli indiretti per gli individui più giovani, che hanno bisogno di esperienza per imparare ad associare correttamente una chiamata di allarme al tipo di minaccia e alla risposta appropriata.
I suricati come pet
S. suricatta è quindi una specie che ha evoluto una spiccata socialità rappresentata da gruppi numerosi, ma negli ultimi anni è diventata anche oggetto di vanto nei salotti di molte persone, come animale da compagnia. Per quanto questo sia un animale per cui tante persone nutrono una profonda simpatia, occorre fare alcune dovute precisazioni.

È importante innanzitutto distinguere l’addomesticamento dalla vera e propria domesticazione (Driscoll et al., 2009):
- addomesticamento (o ammaestramento o taming): modifica comportamentale, condizionata dall’uomo, di un individuo di una specie selvatica; questo cambiamento non si verifica a livello genetico, pertanto non viene trasmesso alla progenie.
- domesticazione: lungo processo di coevoluzione tra uomo e animale che porta allo sviluppo di tratti genetici ereditabili. La domesticazione dura normalmente migliaia di anni, tanto che molti autori affermano che per alcune specie il processo sia ancora incompleto (per esempio nel caso di Felis catus, il gatto domestico).
A differenza degli animali ammaestrati, gli animali domestici derivano da specie che possedevano già dei pre-adattamenti utili alla convivenza con l’essere umano, sia per l’animale che per l’uomo. Queste caratteristiche, di generazione in generazione, tendono ad essere accentuate, fino allo sviluppo di tratti peculiari, quali ad esempio una maggiore docilità e mansuetudine. Per questo motivo, gli animali domestici non devono essere “addomesticati” a livello comportamentale, poiché la loro predisposizione all’interazione con l’essere umano è geneticamente determinata. Viceversa, un animale selvatico allevato in cattività non possiede necessariamente dei tratti che facilitino la convivenza con l’uomo. Questo può accadere anche nel caso in cui l’uomo eserciti sull’animale una riproduzione controllata: si pensi ad esempio agli animali dei giardini zoologici, che si riproducono con individui selezionati, ma che non manifestano dei tratti comportamentali paragonabili a quelli degli animali domestici. L’allevamento in cattività non è quindi automaticamente un sinonimo di processo di domesticazione in corso d’opera.
Questa base è molto importante, quando si pensa che alcuni allevatori garantiscono che i suricati possono vivere senza grandi pretese all’interno delle abitazioni, paragonandoli ai furetti (Mustela putorius furo, la variante domestica della puzzola). Vi sono infatti profonde differenze tra queste due specie, a livello della loro origine e del loro comportamento:
- il furetto è un animale solitario che si è probabilmente auto-domesticato, avvicinandosi progressivamente all’ambiente umano. Si tratta quindi di una specie che non condivideva le risorse assieme ai propri conspecifici e per la quale il processo di domesticazione è avvenuto spontaneamente; il furetto infatti è stato molto utilizzato per la caccia al coniglio e nei circa 2000 anni di convivenza con l’uomo è divenuto via via sempre più tollerante alla sua presenza. Il suricato invece è un animale selvatico che, quando allevato in cattività, viene venduto singolarmente, per evitare che le frequenti interazioni tra conspecifici limitino quelle nei confronti l’uomo (di fatto ostacolando il taming).
- la domesticazione nel furetto ha portato allo sviluppo di importanti abilità socio-cognitive, che gli consentirebbero di leggere le intenzioni umane (Hernádi et al., 2012). Queste capacità sono state riscontrate anche nel cane ma non nella puzzola, suggerendo che sia stata proprio la coevoluzione con l’uomo, durata migliaia di anni, a favorire l’evoluzione di questi tratti (nei cani le abilità socio-cognitive hanno dei risvolti molto importanti nel campo della pet therapy; se vuoi leggere un esempio clicca qui). A tal proposito, ad oggi non ci sono studi che mostrino lo sviluppo di queste capacità nei suricati.
Per questo motivo bisognerebbe sempre riflettere bene prima di acquistare un animale e cercare di capire fino in fondo quanto il contesto casalingo (e antropico, più in generale) possa portare dei benefici all’animale, garantendogli il massimo standard di benessere psicofisico. Nel caso specifico, quali conseguenze potrebbe portare l’interazione forzata con l’essere umano, privando il suricato del suo contesto naturale così distante e dei suoi conspecifici?
Bibliografia:
- Bateman A. W., Ozgul A., Nielsen J. F., Coulson T., Clutton-Brock T. H. (2013) Social structure mediates environmental effects on group size in an obligate cooperative breeder, Suricata suricatta. Ecology 94:587-97
- Clutton-Brock T. H., Brotherton P. N. M., O’Riain M. J., Griffin A. S., Gaynor D., Kansky R., Sharpe L., McIlrath G. M. (2001) Contributions to cooperative rearing in meerkats. Animal Behaviour 61(4):705-710
- Clutton-Brock T. H., Brotherton P. N., O’Riain M. J., Griffin A. S., Gaynor D., Sharpe L., Kansky R., Manser M. B., McIlrath G. M. (2000) Individual contributions to babysitting in a cooperative mongoose, Suricata suricatta. Proceedings of the Royal Society: Biological sciences 267(1440):301–305
- Clutton-Brock T. H., Gaynor D., Kansky R., MacColl A. D., McIlrath G., Chadwick P., Brotherton P. N., O’Riain J. M., Manser M., Skinner, J. D. (1998) Costs of cooperative behaviour in suricates (Suricata suricatta). Proceedings of the Royal Society: Biological sciences 265(1392):185–190
- Clutton-Brock T. H., Brotherton P. N., Russell A. F., O’Riain M. J., Gaynor D., Kansky R., Griffin A., Manser M., Sharpe L., McIlrath G. M., Small T., Moss A., Monfort S. (2001) Cooperation, control, and concession in meerkat groups. Science, 291(5503):478–481
- Driscoll C. A., Macdonalda D. W., O’Brien S. J. (2009) From wild animals to domestic pets, an evolutionary view of domestication. PNAS 106(1):9971-9978
- Hernádi A., Kis A., Turcsán B., Topál J. (2012) Man’s Underground Best Friend: Domestic Ferrets, Unlike the Wild Forms, Show Evidence of Dog-Like Social- Cognitive Skills. PLoS ONE 7(8):e43267
- Manser M. B. (2001) The acoustic structure of suricates’ alarm calls varies with predator type and the level of response urgency. Proceedings of the Royal Society: Biological sciences (2001) 268:2315-2324
- Manser M. B., Bell M. B., Fletcher L. B. (2001) The information that receivers extract from alarm calls in suricates. Proceedings of the Royal Society: Biological sciences 268(1484):2485–2491
- Manser M. B. (1999). Response of Foraging Group Members to Sentinel Calls in Suricates, Suricata suricatta. Proceedings of the Royal Society: Biological sciences 266(1423), 1013-1019

Grazie per aver letto questo articolo!
Un ringraziamento particolare alla Professoressa Elena Tricarico, che ha fornito consigli preziosi nella realizzazione di questo articolo.

Ottimo! Ho imparato un sacco di cose. Grazie!
"Mi piace"Piace a 1 persona
Sono onorata, davvero. Grazie a te per il commento!
"Mi piace""Mi piace"