Il senso della vista influenza la percezione del mondo intorno a noi, condizionando i nostri desideri e le nostre azioni, ancor prima di interagire con persone ed oggetti. Espressioni del volto, gesti, forme e colori forniscono tutta una serie di importanti informazioni che il sistema visivo elabora, confrontandole con i nostri modelli interni di riferimento e classificandole; queste conoscenze sono fondamentali per la comunicazione, il movimento, l’apprendimento e la sopravvivenza stessa.
La via visiva inizia a livello della retina, un epitelio sensoriale dove i fotorecettori ricevono l’energia delle onde elettromagnetiche della luce e la trasformano in impulsi elettrici. Gli stimoli vengono trasmessi a gruppi di neuroni specifici e arrivano, attraverso il nervo ottico, al nucleo genicolato laterale e alla corteccia visiva primaria. Qui le immagini vengono elaborate ed inviate alle aree associative (corteccia visiva secondaria e terziaria), che analizzano, riconoscono ed interpretano quello che stiamo guardando. La nostra percezione e quindi le sensazioni che scaturiscono, non dipendono esclusivamente dall’immagine osservata, ma da un’integrazione di informazioni esterne ed interne.

A livello evolutivo, la vista ha rivestito un’importanza cruciale nello sviluppo della dieta dei primati arboricoli da cui la nostra specie discende, che avevano l’ovvia necessità di distinguere un frutto commestibile da uno velenoso, senza bisogno di assaggiarlo. In particolare, la percezione del colore è altamente sviluppata nella nostra specie. Nel corso dell’evoluzione, questo processo ha portato allo sviluppo di preferenze innate verso determinati tipi di alimenti: quelli commestibili e, tra questi, quelli ad alto contenuto energetico.
Amare il rosso, temere il blu
Secondo recenti studi (Foroni et al., 2016) gli esseri umani possederebbero una predisposizione innata per il consumo di cibi rossi, caratterizzati da un elevato apporto energetico, rispetto a quelli di colore verde (tipico di sostanze immature). Test condotti nell’uomo e in modelli animali, rivelano invece che i cibi blu, rari in natura, tenderebbero a suscitare un senso di diffidenza (Nitezki et al., 2018; Rossi & Coricelli, 2021; Strand, 2021). La colorazione blu dipende dalla reazione biochimica tra alcuni pigmenti (antociani) e le sostanze alcaline.

La naturale prima avversione per i cibi di questo colore risiede nel nostro istinto innato di diffidare di tutto quello che non ci è familiare. Allo stesso tempo, la nostra è una specie caratterizzata da uno spiccato senso di curiosità, che sposta l’ago della bilancia verso il desiderio di provare qualcosa di nuovo. Negli ultimi anni, l’industria alimentare si è concentrata sullo sviluppo artificiale di prodotti di colore azzurro/blu, generando vere e proprie mode (Rossi & Coricelli, 2021; Spence, 2021). Ne sono esempi il gelato al puffo o il Pasion Blue Chardonnay.

Il blu e i comportamenti alimentari
Il colore del cibo possiede effetti significativi sulla nostra propensione ad assaggiare qualcosa, influenzando profondamente la nostra percezione dell’olfatto e del gusto (Morrot et al., 2001). Nel caso del colore blu però, l’associazione sapore-colore sembra essere condizionata dal contesto e dalla presentazione del prodotto, rispetto ai cibi di altri colori (Spence, 2021). In ogni caso, bisogna considerare che anche lo sviluppo del cervello e le modificazioni dei circuiti neurali possono alterare la preferenza per il consumo dei cibi, come accade nei bambini autistici con marcate scelte alimentari basate sul colore o in soggetti con disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo.
Recentemente, i ricercatori hanno cercato di stabilire delle associazioni tra il colore blu del cibo (o dell’apparecchiatura della tavola) con un cambiamento del comportamento alimentare in pazienti con disordini neurologici e/o psichiatrici. La risposta altamente soggettiva alla presentazione di questo colore tuttavia non consente ancora di individuare una strategia di trattamento adeguata. Numerosi studi dovranno essere condotti per comprendere i vari fattori che possono interferire nell’interpretazione di questa informazione visiva ed elaborare nuove forme di terapia personalizzata.
Bibliografia:
- Coricelli C. & Rossi S.E. (2021) Guida per cervelli affamati. Perché da bambini odiamo le verdure e altri misteri neurograstronomici che ci rendono umani. Il Saggiatore.
- Foroni F., Pergola G., Rumiati R.I. (2016) Food color is in the eye of the beholder: the role of human trichromatic vision in food evaluation. Nature, Scientific Reports 6:37034.
- Morrot G., Brochet F., Dubourdieu D. (2001) The color of odors. Brain and Language 79(2):309-320.
- Nitezki T., Schulz N., Krämer S. (2018) Color matters: They would choose if they could (see)! Laboratory Animals 52(6):611–620.
- Spence C. (2021) What’s the Story With Blue Steak? On the Unexpected Popularity of Blue Foods. Frontiers in Psychology 12:638703.
- Strand M. (2021) Eggs, sugar, grated bones: colour-based food preferences in autism, eating disorders, and beyond. Med Humanities 47:87–94.

