Interviste

Biologia e comportamento: la chiave è l’inatteso

Il progresso scientifico negli ultimi anni ha raggiunto un notevole sviluppo, permettendo di acquisire in breve tempo nuove conoscenze che possono essere impiegate per migliorare la salute e la vita dell’uomo. Queste scoperte, unite alla nostra fame di onniscienza, non sono però prive di rischi a livello interpretativo, rischi che aumentano notevolmente quando si trattano caratteri complessi, come il comportamento umano. Ho cercato di esporre il mio pensiero a riguardo, durante l’intervista rilasciata a Radio Italia 5, trasmessa il 16 agosto 2022. Di seguito le domande che mi sono state poste durante l’intervista:

Ginevra, tu sei biologa. Come hai scelto questa professione?

In generale sono sempre stata molto curiosa. Ricordo che fin da bambina mi piaceva stare a contatto con la natura e mi domandavo sempre che cosa ci fosse dietro a guidare il mondo che osservavo. Col tempo questa curiosità si è concretizzata in una vera e propria passione, al punto che ho sviluppato un forte desiderio, non soltanto per la scoperta, ma anche per la protezione di ambiente e salute (animale e umana).
In realtà, onestamente non avevo una mente molto scientifica: non ero brava in matematica e mia mamma mi ha confidato poi che era convinta che avrei studiato lettere o filosofia. Quindi è stato un qualcosa che ho dovuto affinare negli anni.

Che studi hai fatto quindi e in che cosa consiste oggi il tuo lavoro?

Dopo la triennale, mi sono iscritta alla magistrale in biologia del comportamento. Inizialmente credevo che mi sarei occupata di comportamento animale, poi le opportunità che si sono presentate mi hanno spinta verso lo studio delle condizioni cliniche neuropsichiatriche, quindi del comportamento umano. Ricordo che quando preparavo gli esami di psicobiologia e genetica del comportamento ho capito che era quello che avrei voluto fare. Probabilmente avevo questo desiderio latente, in attesa anche lui di essere scoperto.
Oggi sono ricercatrice, ho una borsa di ricerca a Firenze, anche se sto per partire per un dottorato in Germania, a Bonn.

Come ti sei avvicinata poi alla psicobiologia?

Ho cercato di svolgere una tesi nello stesso ambito. Ho trascorso un anno in un laboratorio di neurogenetica, all’Ospedale Meyer di Firenze. Non sono situazioni ovviamente facili, per fortuna io sono in laboratorio, quindi non mi interfaccio direttamente con le famiglie.

E cosa ti piace di più del tuo lavoro?

La domanda è complessa, perché parlare di passione sarebbe una risposta un po’ scontata. Quello che mi piace di più forse è l’inatteso. Noi consideriamo la scienza come un protocollo di azioni e reazioni che devono essere esattamente come ce le aspettiamo e poi in realtà non è così. E questo non vuol dire che abbiamo sbagliato o che c’è un errore, ma, anzi, ci deve stimolare a cercare qualcos’altro.

Come vedi il tuo futuro lavorativo dopo il dottorato?

Sono sicuramente professionalmente immatura, quindi quando avrò finito il dottorato sarò una ricercatrice e persona diversa. Quello che mi piacerebbe conservare è lo spirito critico che ho sempre avuto, ricordando che non esiste un determinismo biologico. Quando si parla di comportamento, intervengono una serie di fattori interni ed esterni all’individuo, compresa la percezione che l’individuo stesso ha di questi. Quindi non bisogna saltare a conclusioni affrettate o generalizzare.
Mi piacerebbe certamente trovare nuove soluzioni per le persone con disordini neuropsichiatrici, ma allo stesso tempo vorrei fornire nuovi spunti per porsi altre domande. Perché la ricerca scientifica progredisce soprattutto grazie alle domande, più che alle risposte.

2 pensieri su “Biologia e comportamento: la chiave è l’inatteso”

  1. Bravissima! Non c’è ora che augurarti ogni successo per le tue future ricerche, con la speranza che il tuo bisogno di interrogare il mondo e di non accontentarti di facili risposte non si estingua mai!

    Piace a 1 persona

Lascia un commento