È il 1909. Oskar Kokoschka dipinge il ritratto di Ludwig Ritter von Janikowski, uno studioso di letteratura. Nel dipinto (a sinistra), Kokoschka distorce il volto di Janikowski, che sembra dondolare e uscire dal ritratto, e sceglie colori vivaci per catturare le sue intense emozioni. L’opera è molto discussa, dato che gli spettatori avvertono un forte senso di disagio, come se la persona ritratta fosse terrorizzata e non in grado di distinguere la fantasia dalla realtà. Poco dopo, Janikowski sviluppa un disturbo psichiatrico e si ritrova in uno stato mentale simile a quello dipinto da Kokoschka.
Solo un anno più tardi, Kokoschka ritrae Auguste Henri Forel, uno psichiatra di fama internazionale, che però non accetta il dipinto (a destra): Kokoschka infatti ha ritratto il lato destro del soggetto (in particolare l’occhio e il braccio) in modo atipico, come se avesse avuto un ictus al lato sinistro del cervello, e questo inquieta non poco la famiglia Forel. Due anni più tardi, Forel è colpito da un ictus con conseguenze sul lato destro della faccia e sul braccio, come rappresentate nel dipinto di Kokoschka.


Kokoschka non era in possesso di poteri sovrannaturali, non poteva far ammalare le persone ritraendole e non era in grado di prevedere il futuro. Possedeva però una forte attenzione ai dettagli e una profonda sensibilità nei confronti delle caratteristiche fisiche e psichiche dei soggetti che ritraeva (perfino di se stesso), qualità che gli hanno conferito il soprannome di “pittore dell’anima”. Probabilmente, la sua spiccata ricettività gli ha permesso di percepire segni precorritori transitori delle patologie che sono poi state diagnosticate.
Ma come ha fatto Kokoschka a percepire la condizione psicofisica dei suoi soggetti attraverso la semplice osservazione?
Fantasia o realtà?
Le emozioni svolgono un ruolo centrale nella vita quotidiana: regolano il nostro comportamento con l’ambiente esterno e influenzano il modo in cui valutiamo le informazioni nel momento di una decisione.
Le emozioni si sviluppano sulla base delle sensazioni in risposta agli stimoli percepiti dagli organi di senso: visivi, uditivi, tattili, olfattivi e gustativi. Questi stimoli vengono elaborati dalla corteccia cerebrale e inducono una risposta fisiologica e comportamentale. Tale risposta può quindi essere identificata non soltanto nell’essere umano, ma anche nelle altre specie animali. La lettura di questi stati psicofisici infatti è una caratteristica sviluppata soprattutto nei mammiferi, dove può estendersi verso individui di altre specie.
I meccanismi di riconoscimento delle sensazioni interspecifici sono ad esempio fondamenta della Pet Therapy, che coinvolge specie animali in grado di leggere le intenzioni umane e di percepire lievi cambiamenti fisiologici del paziente (per approfondire, clicca qui). Cani, cavalli, conigli e furetti sono noti per stringere un intenso legame con l’uomo e avere in alcuni casi un effetto terapeutico. È chiaro che parlare di empatia tra individui di specie differenti sarebbe altamente speculativo e porrebbe non pochi rischi in termini di errata interpretazione ed umanizzazione delle specie considerate. Pertanto occorre sottolineare che questi meccanismi di riconoscimento non possono essere utilizzati per spiegare come sia possibile leggere le emozioni altrui, bensì come esempio di come imparare a riconoscere gli stati altrui possa essere una abilità traslazionale a diverse specie animali e che abbia quindi un significato biologico.
L’uomo è un animale sociale
Per l’essere umano, il successo sociale risiede nella capacità di identificare, connettersi e reagire alle sensazioni altrui. L’empatia rappresenta infatti un tratto fondamentale per permetterci di sperimentare gli stati emotivi delle persone che ci circondano, di modo da poter provare a capire come si sentono. Allo stesso tempo, una chiara separazione tra il proprio stato d’animo e quello altrui è una componente essenziale per consentire a ciascuno di agire e comportarsi in modo funzionale, rispetto alle sensazioni percepite.
A livello ontogenetico, i primi precursori dell’empatia sembrano già svilupparsi nei primi mesi di vita (Rochat & Striano, 2002), anche se la completa capacità di immaginare gli stati d’animo e di prevedere il comportamento altrui (la cosiddetta “Teoria della Mente”) viene generalmente raggiunta attorno ai 4-5 anni. A questa età infatti i bambini sono in grado di interpretare correttamente le emozioni degli altri, non solo attraverso le espressioni facciali, ma anche attraverso il tono della voce e il linguaggio utilizzato.
Il concetto di empatia però implica anche una mappatura delle emozioni a livello corporeo. I nostri stati d’animo infatti si traducono in cambiamenti dell’attività corporea, con livelli di attivazione diversi per ogni emozione. Queste modifiche sono in parte variabili tra un individuo e un altro, ma presentano una componente universale: conoscendo cosa mi provoca una determinata sensazione, posso percepirla quando riconosco la stessa emozione nella persona che ho davanti.
Una mappa corporea per leggere le emozioni
Il modello di mappatura corporea delle emozioni è stato introdotto per la prima volta da Nummenmaa e collaboratori nel 2014. Si tratta di un mezzo che permette di riportare i sentimenti disegnandoli sulla silhouette del corpo umano, in base alle parti del corpo che vengono avvertite come attivate o inattivate. Ovviamente non è possibile accendere o spegnere regioni del nostro corpo, ma queste sensazioni riflettono direttamente i cambiamenti fisiologici (come variazioni della frequenza cardiaca) che si verificano in risposta a determinate emozioni e che influenzano la risposta comportamentale, dalla postura al modo di interagire con l’ambiente e con gli altri.
Oggi questo modello è infatti utilizzato non soltanto per individuare le emozioni, ma anche per capire se queste attivazioni e inattivazioni corrispondono ad una sensazione di leggerezza o di pesantezza. Questa valutazione qualitativa è essenziale, poiché permette di discriminare emozioni differenti che si ripercuotono sulle stesse parti del corpo.
In particolare, emozioni come felicità, orgoglio e amore vengono riportate come una sensazione di leggerezza corporea, mentre rabbia, paura e tristezza sono associate a pesantezza. Questo quadro rispecchia abbastanza il fatto che un numero significativo di pazienti con depressione avverta il proprio corpo pesante. In questa situazione, spesso, gli individui tendono ad acquisire una postura più chiusa, simile a quella che potremmo adottare se fossimo affaticati. Viceversa, il rilascio di neurotrasmettitori indotto dal piacere, genera stati di elevata motivazione, che possono aiutare a superare le nostre barriere fisiche e psicologiche, portandoci a percepire il corpo più leggero.
Il Significato della Mappa Corporea
Tuttavia emozioni simili possono provocare a volte sensazioni apparentemente opposte. Sia rabbia che orgoglio, ad esempio, provocano un’attivazione selettiva della parte superiore del corpo. Uno studio recente (Hartmann et al., 2023) suggerisce che a seconda della valenza del sentimento provato, le sensazioni corporee di attivazione possono essere sperimentate contemporaneamente come leggerezza o pesantezza e che quindi soltanto la combinazione di attivazione e valenza fornisca un quadro completo della mappatura corporea delle emozioni.

Per il pannello in alto, viene rappresentata la pesantezza con colori freddi e la leggerezza con colori caldi. In modo simile, nel pannello in basso, i colori freddi corrispondono a una sensazione di un’inattivazione, mentre i caldi ad una sensazione di attivazione (Hartmann et al., 2023).
È interessante anche notare come due emozioni contraddittorie (felicità e tristezza) suscitino una sensazione corporea nella stessa regione (attivazione nel petto). Inoltre, a differenza della tristezza, per la depressione non è riportata una sensazione di attivazione nella parte superiore del corpo. Come mai quindi la tristezza, un marcatore sostanziale della depressione, induce una sensazione opposta ad uno stato strettamente collegato? I ricercatori affermano che una possibile spiegazione potrebbe essere che la tristezza provochi una forte pesantezza a livello del petto, che venga per questo motivo percepita come attivazione. Se la pesantezza diviene più intensa e cronica, come nel caso della depressione, provoca invece una sensazione di inattivazione.
Anche rabbia e paura provocano sensazioni corporee simili. In questo caso, il risultato potrebbe essere spiegato da un punto di vista evolutivo: sia rabbia che paura infatti preparano l’organismo ad un’azione (attacco o fuga) e quindi la sensazione corporea primaria potrebbe essere correlata a questi meccanismi di attivazione (ad esempio l’aumento della frequenza cardiaca). Questo dato riflette il fatto che emozioni come la sorpresa, che possiedono una valenza di per sé neutra, possano comunque essere rappresentate come inattivanti o, in questo caso, attivanti: la sorpresa promuove un comportamento di evitamento o di approccio, pertanto è sensato pensare che le emozioni che provocano un movimento debbano indurre fattori favorevoli al compimento di un’azione.
Questi sono soltanto alcuni esempi di come le emozioni siano estremamente complesse e che non sia affatto semplice interpretare la loro rappresentazione su una silhouette cartacea. La mappa corporea è pertanto uno strumento per valutare potenziali differenze tra individui, piuttosto che ridurre la sfera emotiva a una classificazione bidimensionale.
Età e complessità
Nel 2019, Sachs e colleghi hanno condotto uno studio in cui adulti e bambini dovevano ascoltare brani musicali o guardare un filmati e poi servirsi della mappa corporea delle emozioni per riportare: la propria emozione e quella provata dall’interprete/attore. Gli autori di questo studio si sono soffermati sul calcolare il grado di sovrapposizione tra le mappe corporee proprie e quelle degli altri. Tale tratto sembra essere significativamente più sviluppato negli individui con uno spiccato lato empatico, che ad esempio sono più propensi ad adottare espressioni facciali associate al dolore, quando osservano un’altra persona che soffre. Ciò che definisce la distinzione tra il sé e l’altro sembra essere non la qualità dell’emozione, quanto la sua intensità: guardando un film o ascoltando una canzone, dovremmo attribuire una sensazione più forte all’interprete, rispetto a ciò che stiamo provando.

Queste caratteristiche sembrano però essere meno sviluppate nei bambini, le cui mappe corporee non mostrano intensità statisticamente separabili, rispetto a quelle degli interpreti. Al tempo stesso, il grado di sovrapposizione delle due mappe, a livello di qualità di emozione, è nettamente inferiore. Poiché i bambini di questo studio erano in grado di identificare correttamente le emozioni previste dai filmati e dai brani, tali differenze non possono essere spiegate con un‘incapacità di riconoscere le emozioni degli altri. È possibile, invece che i bambini non siano capaci di riportare accuratamente i cambiamenti corporei o che possiedano tratti empatici ancora in fase di sviluppo. Infatti, col passare degli anni, specifiche reti neuronali vanno incontro a cambiamenti strutturali e funzionali, che promuoverebbero lo sviluppo completo del tratto empatico.
Differenze nella mappatura corporea
Le mappe corporee delle emozioni non variano semplicemente durante la crescita. Rappresentando il risultato del funzionamento di specifici circuiti neurali, esse possono essere infatti influenzate anche da alcune condizioni neuro-psichiatriche. I pazienti con dolore cronico, ad esempio, tendono a rappresentare le emozioni negative in maniera più estesa, colorando parti della sagoma che negli altri individui restano bianche. (Ojala et al., 2023). Questo dato suggerisce che le persone che sperimentano dolore per molto tempo potrebbero avere una percezione alterata delle emozioni, amplificando quelle spiacevoli. È importante tenere conto del fatto che il dolore cronico può essere inteso sia come fisico (ad esempio dovuto ad una causa ortopedica oppure organica), sia come psicologico (come accade in seguito ad un lutto).
Differenze più marcate sono riportate per gli individui affetti da schizofrenia, in cui le mappe appaiono statisticamente indistinguibili tra un’emozione e un’altra (Torregrossa et al., 2018). Questa anomala percezione delle emozioni potrebbe contribuire all’insorgenza dei deficit socio-emotivi tipici dei pazienti schizofrenici.

Leggere per sapere o leggere per capire?
In conclusione, modifiche dei circuiti neurali possono cambiare il modo in cui sperimentiamo le emozioni e, di conseguenza, il modo in cui possiamo leggerle negli altri. Sebbene una lettura accurata come quella di Kokoschka richieda probabilmente una sensibilità fuori dal comune, molti di noi potrebbero essere dei buoni interpreti, senza averne però la piena consapevolezza. L’aspetto su cui ognuno dovrebbe riflettere è la finalità dello sforzo impiegato, nel tentare di leggere le emozioni altrui. Girare in cerca di risposte con una mappatura corporea delle emozioni in tasca, non serve a molto; cercare una sincera connessione con gli altri può invece fare la differenza, in primis su noi stessi.
Bibliografia:
- Hartmann M., Lenggenhager B., Stocker K. (2023) Happiness feels light and sadness feels heavy: introducing valence‐related bodily sensation maps of emotions. Psychological Research 87:59–83.
- Kandel E.R. (2016) L’età dell’inconscio. Arte, mente e cervello dalla Grande Vienna ai giorni nostri. Raffaello Cortina Editore; EAN: 9788860308405.
- Nummenmaa L., Glerean E., Hari R., Hietanen J.K. (2014) Bodily maps of emotions. Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America 14;111(2):646-51.
- Ojalaa J., Suvilehto J.T., Nummenmaa L., Kalso E. (2023) Bodily maps of emotions and pain: tactile and hedonic sensitivity in healthy controls and patients experiencing chronic pain. Pain Journal Online 0(0):1–10.
- Rochat P., Striano T. (2002) Who’s in the mirror? Self-other discrimination in specular images by four- and nine-month-old infants. Child Development 73(1):35-46.
- Sachs M.E., Kaplan J., Habibi A. (2019) Echoing the emotions of others: empathy is related to how adults and children map emotion onto the body. Cognition and Emotion, DOI: 10.1080/02699931.2019.1591938.
- Torregrossa L.J., Snodgress M.A., Hong S.J., Nichols H.S., Glerean E., Nummenmaa L., Park S. (2018) Anomalous Bodily Maps of Emotions in Schizophrenia. Schizophrenia Bulletin 45(5):1060–1067.

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